Un fenomeno da eliminare: il Bullismo

In occasione della trascorsa giornata mondiale contro il bullismo, tenutasi il 7.2.2021 vogliamo esprimere alcune considerazioni in merito al fenomeno che risulta essere in larga crescita tra i giovani ed i giovanissimi. 

Con il termine bullismo si indica una forma comportamentale di tipo sociale violento ed intenzionale, di natura fisica o verbale, ripetuto nel corso del tempo  che nei soggetti più deboli può portare anche a conseguenze irreversibili (la morte).

Tutti o quasi siamo stati vittime da bambini o da adolescenti di episodi di bullismo: a partire da “sei brutt*”, “non puoi far parte del nostro gruppo”, “non meriti di stare con noi”, “sei un* secchion*” passando per “sei inutile”, “nessuno ti vuole”, ad arrivare a “perché non ti ammazzi”, “frocio” ed in alcuni casi per le donne “prostituta”. 

Queste frasi o alcuni comportamenti messi in atto da gruppi di persone nei confronti del singolo, possono avere diversi effetti a seconda che il soggetto a cui sono rivolte sia o meno in grado di sopportarle.

Questo vuol dire che se da lato qualcuno riesce ad andare avanti per la propria strada, addirittura riuscendo a fare di queste offese una forza prendendo la sua rivincita; altri non sono così fortunati, e per queste offese (verbali e non) saranno limitati in tutto ciò che faranno, queste offese saranno oggetto di tormento e di ansia in tutto ciò che faranno. 

Non è certo la prima volta che si sentono casi di cronaca nera dove ragazzi/ragazze preferiscono porre fine al loro stato di ansia con la morte, compiendo gesti inconsulti; il fenomeno è così esteso che addirittura una famosa serie Netlflix, e non solo, ha cercato di spiegare cosa accade nella mente della persona bullizzata. 

Sul piano legale il bullismo non è reato, ma è possibile punire penalmente alcune condotte attraverso le quali il bullismo si manifesta (molestie, lesioni, diffamazione, istigazione al suicidio etc.)

Gli atti di bullismo sono eterogenei sia sul piano della condotta che su quello strutturale in sè, ed è proprio tale caratteristica che rende difficoltoso al Legislatore sviluppare una fattispecie di reato unitaria.

Il bullismo si attua attraverso le più svariate condotte, a titolo esemplificativo se ne riportano alcune di seguito: aggressioni fisiche, verbali, razzismo, diffamazioni, aggressioni al patrimonio, aggressioni addirittura virtuali. Quest’ultimo denominato cyberbullismo, oggi sempre più diffuso al pari degli sviluppi tecnologici, genus nel quale è possibile ricomprendere i comportamenti di: pubblicazione di immagini che rivelano dati sensibilissimi (orientamento sessuale per esempio), o nudi, messaggi molesti, furti di identità, molestie anche attraverso i social etc.

Come anticipato l’ordinamento penale non prevede un unico reato di bullismo, ma si tende a reprimere le condotte singole costituenti reati specifici:

  • Percosse o lesioni personali di cui agli artt. 581 e 592 c.p., a seconda che la conseguenza per la vittima sia una patologia o uno stato di malattia. Istituto di creazione della giurisprudenza minorile in tal senso è il c.d. mobbingscolastico, vale condotte di aggressioni fisiche perpetrate in danno a compagni di scuola.
  • Diffamazione ai sensi del 595 c.p. anche nei casi in cui le espressioni denigratorie siano diffuse a mezzo internet (per questo tipo di condotta è di fatti prevista l’aggravante di cui al co. 3).
  • Minaccia ai sensi dell’art. 612 c.p. con la quale viene punita la promessa (concreta) esplicita e non, di un ingiusto danno futuro.
  • Atti persecutori ai sensi del 612 bis c.p., il c.d. stalking, tale fattispecie comprende una serie di condotte delittuose che hanno come conseguenza quella di ingenerare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia, ovvero il fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto, o ancora l’alterazione delle proprie abitudini di vita.  
  • Violenza privata ai sensi del 610 c.p. nei casi ad esempio in cui la vittima sia stata costretta mediante violenza o minaccia a fare o tollerare un comportamento non voluto. 
  • Istigazione al suicidio ai sensi del 580 c.p., può essere vista in tal senso come il fine ultimo degli atti di bullismo.  L’istigazione al suicidio costituisce reato commesso con violenza morale contro la persona, giacché l’istigazione rappresenta una forma subdola di coartazione della volontà, idonea a sopraffare – o comunque a condizionare – l’istinto di conservazione della persona. Si configura quando le vessazioni operate in danno di un soggetto siano tali da indurre la vittima a togliersi la vita. La norma inoltre distingue a seconda delle fasce di età del suicida per irrogare la pena nonché per qualificare più precisamente il fatto. Se infatti la vittima ha meno di anni 14 il reo risponderà di omicidio volontario.

A chiunque sia vittima di tali comportamenti, parlate, non tenete tutto dentro, nessun essere umano può decidere come farvi sentire. E nei casi più gravi denunciate, affidatevi a qualcuno che può proteggervi. Non abbiate paura!

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