Sentenza SS.UU. nr. 22676/2009 c.d. Sentenza Ronci

La pronuncia c.d. Ronci è una delle più recenti in tema di colpa in concreto e nesso causale, affrontando così un tema molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza.

La vicenda oggetto del procedimento origina dalla volontà di 3 amici che si accordavano per acquistare ed assumere lo stupefacente insieme. Uno di loro, dopo aver raccolto il denaro, si recava dallo spacciatore e successivamente all’acquisto di due dosi di eroina e la conseguente consumazione, uno dei tre accusava un malore a cui seguiva la morte.

Allo spacciatore veniva contestato il reato di cui all’art. 73 D.P.R. 309/90 e condannato; successivamente all’appello proposto dal P.M. la sentenza veniva riformata e gli venivano contestata la condotta anche ai sensi dei reati di cui agli artt. 83 e 586 c.p. (morte in conseguenza di altro reato).

L’imputato a questo punto ricorre in Cassazione sostenendo l’erronea applicazione del delitto di morte in conseguenza di assunzione di eroina, deducendo che l’evento di morte gli era stato addebitato sulla sola base del nesso causale.

Gli Ermellini enunciano che l’unica interpretazione conforme al principio costituzionale di colpevolezza è quella che richiede, anche nella fattispecie di cui all’art. 586 c.p. – morte in conseguenza di altro reato -, una responsabilità per colpa in concreto. 

La Corte ritiene che per vedersi addebitato anche il reato lesivo ulteriore, in questo caso la morte dell’assuntore come conseguenza non voluta, il decesso dell’assuntore fosse per l’agente una conseguenza prevedibile in concreto, “ancorata alla violazione di una regola precauzionale… e da un coefficiente di prevedibilità ed evitabilità in concreto del rischio per il bene” vita o integrità fisica, tutelato dalla norma.

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