Sentenza 16 novembre 2020 nr. 1940

È reato dare false attestazioni in merito alle proprie intenzioni per giustificare gli spostamenti in relazione alle misure anti-covid?

Il G.i.p. di Milano con sentenza del 16 novembre 2020 nr. 1940 si è espresso in relazione a tale circostanza.

La decisione origina dalla richiesta di emissione del decreto penale di condanna da parte del Pm nei confronti di un soggetto, il quale si era reso responsabile di aver dato delle fase dichiarazione ad un pubblico ufficiale che lo aveva fermato, chiedendogli il motivo del suo spostamento, atteso che erano in vigore le misure atte al contenimento della pandemia da Covid-19.

Orbene, le false dichiarazioni presenti all’interno del modulo di autocertificazione (che ben si conosce ormai) richiesto per comprovare gli spostamenti in relazione alle misure antic-covid, non integrano la fattispecie (secondo il Giudicante) di falsità ideologica del privato in atto pubblico ai sensi del 483 c.p., allorché siano riferiti non a fatti già avvenuti ma alla mera attestazione delle proprie intenzioni.

Ebbene il termine “fatti” richiesti dalla norma non comprendono anche le “mere manifestazioni di volontà, intenzioni o propositi futuri”, 

Il Giudice meneghino afferma e precisa che “l’elemento oggettivo per integrare il reato di falso ideologico deve, solamente, essere relativo a fatti già compiuti dal reo. Se il cittadino nell’autodichiarazione dichiara, anche falsamente, fatti futuri o sue future intenzioni, tale circostanza non integra tale reto ex art. 483 c.p.

 Altresì per il Gip “il nostro ordinamento non incrimina qualunque dichiarazione falsa resa ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio ma costruisce i reati di falso secondo una sistematica casistica. Ne consegue che il rilievo della falsa dichiarazione è legato all’individuazione di una specifica norma che dia rilevanza al contesto e alla singola dichiarazione

Dunque le dichiarazioni devono essere relative a “fatti” di cui può essere provata la veridicità nell’immediatezza.

A ciò si aggiunge che la condotta particolare delle falsa dichiarazione in autocertificazione non può integrare nemmeno gli estremi del delitto di cui all’art. 495 c.p. recante “falsa dichiarazione a pubblico ufficiale”, dato che le false dichiarazioni o attestazioni – secondo il disposto normativo – devono riguardare l’identità, lo stato o le qualità personali dell’individuo.

La norma infatti testualmente statuisce che è punito “chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona”.

La condotta oggetto del presente articolo può eventualmente essere sanzionata come illecito amministrativo ai sensi dell’art. 4 d.l. 25 marzo 2020, nr. 19, a titolo di violazione delle misure di contenimento del contagio.

La vicenda si è conclusa con l’emissione della predetta sentenza, con cui il Gip milanese ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste (530 co. 1 c.p.p.).

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