RIFORMA DEL PROCESSO PENALE

Disegno di legge A.C. 2435 “Delega al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d’Appello.

Il DDL è composto da 18 articoli, ed ha come obbiettivo principale quello di alleggerire il carico della giustizia penale, introducendo un limite alla durata dei procedimenti ed una sempre più digitalizzazione del processo. 

Preliminarmente è necessario osservare come il progetto di riforma, attuato dall’ex Ministro alla giustizia Bonafede, si è stazionato per circa un anno, e solo con la spinta Europea, nell’ambito della Next generation EU (acr. NGEU) è stato portato al vaglio del Parlamento. 

Il NGEU è un piano – per questo in Italia è noto anche come Recovery Plan o PNRR – per aiutare la ripresa del Paese dopo l’epidemia da Covid-19.

In ordine sistematico ed analizzando il DDL, nella sua globalità tenendo conto anche delle modifiche apportate dalla Commissione Giustizia, le novità da introdurre sarebbero molteplici. 

In primo luogo, e qui si riportano solo quelle maggiormente significative, verrebbero aggiunte alcune disposizioni in materia di processo telematico che avrebbero natura funzionale ed andrebbero ad a velocizzarne l’iter.

Invero, l’art. 2 al fine di rendere più efficiente lo svolgimento del processo, statuisce regole rispetto alle notificazioni, da potersi effettuare anche in maniera telematica; altresì la stessa disposizione – così come prescritto dal Testo della Commissione – prescrive che “atti e documenti processuali possano essere formati e conservati in formato digitale, in modo che ne siano garantite l’autenticità, l’integrità, la leggibilità, la reperibilità e, ove previsto dalla legge, la segretezza.” 

In tema di procedimenti speciali di cui all’art 4 del DDL, il testo proposto dalla Commissione prevedere che, quando la pena detentiva da applicare supera i due anni, l’accordo tra imputato e pubblico ministero possa estendersi alle pene accessorie e alla loro durata; prevede inoltre che, in tutti i casi di applicazione della pena su richiesta, l’accordo tra imputato e pubblico ministero possa estendersi alla confisca facoltativa e alla determinazione del suo oggetto e ammontare.

In tema di giudizio l’art. 5 del DDL stabilisce, sempre per esigenze di celerità, che quando si versi in ipotesi di mutamento del giudicante, il giudice successivamente subentrato può disporre su richiesta di parte la riassunzione della prova già assunta. Altresì l’organo Giudicante deve disporre la riassunzione della prova dichiarativa, laddove questa si sia formata dinanzi al precedente giudice e/o collegio in diversa composizione e sia stata verbalizzata con modalità di fonoregistrazione, solo quando lo ritenga necessario sulla base di specifiche esigenze.

In merito al giudizio di appello l’art. 7 intende disciplinare i rapporti tra l’improcedibilità dell’azione penale per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione e l’azione civile esercitata nel processo penale, nonché i rapporti tra la medesima improcedibilità dell’azione penale e la confisca disposta con la sentenza impugnata; adeguare conseguentemente la disciplina delle impugnazioni per i soli interessi civili, assicurando una regolamentazione coerente della materia.

La lett. i) statuisce poi l’inammissibilità dell’appello per mancanza di specificità dei motivi quando nell’atto manchi la puntuale ed esplicita enunciazione dei rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto e di diritto espresse nel provvedimento impugnato.

Ancora, sempre per la medesima ratio di evitare lungaggini processuali la lett m) dispone che la trattazione dei ricorsidinanzi alla Corte di Cassazione avvenga in contradditorio scritto senza l’intervento dei difensori, salvo nei casi non previsti dall’art. 611 c.p.p. nonché i casi in cui venga espressamente richiesta la trattazione orale in pubblica udienza. 

Attraverso la disposizione di cui all’art. 8 del DDL in esame, rubricato condizioni di procedibilità, si prevede l’estensione del regime di procedibilità a querela di parte di ulteriori reati specifici contro la persona o contro il patrimonio nella sfera di quelli puniti con pena detentiva non superiore nel minimo a due anni. 

L’art. 12 termini di durata del processo disciplina l’obbligo del Magistrato di adottare misure organizzative tali da assicurare la definizione dei processi penali – ad esclusione di quelli aventi ad oggetto reati compresi nell’art. 407 c.p.p. – nel rispetto dei seguenti termini:

  1. i termini previsti dalla legge 24 marzo 2001, n. 89 (c.d. L. Pinto), nei procedimenti per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione e l’economia;
  2. un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità, per i reati attribuiti al giudice in composizione monocratica ai sensi dell’art. 33 ter c.p.p.;
  3. due anni per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità nei procedimenti per i reati attribuiti al giudice in composizione collegiale;

Novità più importate e che desta maggiori perplessità nel panorama giuridico è quella relativa all’istituto della prescrizione.

Invero, l’art. 14 del DDL modifica il decorso successivo alla pronuncia di di primo grado. Viene infatti introdotto un limite di tempo massimo del giudizio di Appello e di Cassazione, trascorso il quale l’azione penale verrebbe dichiarata improcedibile. 

I limiti temporali disposti dal testo sono i seguenti: due anni per il giudizio d’Appello e un anno per il giudizio in Cassazione. Siffatto limite non verrebbe applicato ai reati puniti con la pena dell’ergastolo. 

Per i reati gravi o per i procedimenti ritenuti complessi il termine per l’improcedibilità può essere prorogato ulteriormente dal Giudice, mentre per i reati con aggravanti di associazione di stampo mafioso la proroga non potrebbe superare i tre anni.

La norma prosegue poi stabilendo una diversa modalità di applicazione delle disposizioni sulla improcedibilità a seconda della fase in ci si trova il procedimento de quo al momento dell’entrata in vigore della legge:

  1. dal 1° gennaio 2020 per tutti i procedimenti cui non si è arrivati al secondo grado di giudizio;
  2. dall’entrata in vigore della legge per i procedimenti ancora in corso, siano questi in fase di giudizio di secondo o terzo grado.

Di seguito il link del DDL 2435 approvato dalla Commissione:

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