Riforma del CSM

REFERENDUM GIUSTIZIA 2022

Analizziamo l’ultimo dei 5 referendum che dovranno essere votati il 12 giugno 2022, dovranno passare al vaglio popolare: l’abolizione della L. Severino; l’abrogazione delle norme che permettono la separazione delle funzioni dei Magistrati; l’abrogazione delle norme che non permette di operare la valutazione professionale dei Magistrati ai membri laici di Consigli Giudiziari; modifiche al testo di legge per l’applicazione delle misure cautelari;

Il CSM, vale a dire il Consiglio Superiore della Magistratura entrato in vigore nel 1959, è un organo di amministrazione della giurisdizione nonché di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati ordinari. Il Consiglio ha rilevanza costituzionale, infatti la sua previsione è espressa dalla nostra Carta Costituzionale.

L’art. 104 Cost. ne delinea la composizione. Invero questo è presieduto dal Presidente della Repubblica, ed è composta, da diritto, dal il primo presidente e dal procuratore generale della Corte di Cassazione. La Costituzione non stabilisce direttamente il numero dei componenti ma si limita a stabilirne la composizione in termini percentuale. Attualmente i membri togati sono 16 (2 giudici di Cassazione, 4 magistrati requirenti, 10 giudici di merito) e quelli laici sono 8.

L’art. 105 Cost. delinea i compiti del CSM. Sostanzialmente Il Consiglio Superiore della Magistratura adotta tutti i provvedimenti che incidono sullo status dei magistrati, si va dall’assunzione attraverso il concorso pubblico, alle procedure di assegnazione e trasferimento, alle promozioni, fino ad arrivare alla cessazione dal servizio. Provvede inoltre al reclutamento e alla gestione dell’attività dei magistrati onorari. Altresì ha il compito di giudicare le condotte disciplinarmente rilevanti tenute dai magistrati. Quest’ultima competenza gli è attribuita dalla legge n. 195 del 1958 che  regola, in via generale, la costituzione e le competenze del Consiglio stesso. 

RAPPORTI TRA CSM E GOVERNO

I rapporti del Consiglio Superiore della Magistratura con il Governo sono improntati ai fini dei principi dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Ordine Giudiziario, questi involgono i profili collegati all’organizzazione e al buon funzionamento dei servizi relativi alla giustizia: servizi che l’art. 110 Cost. assegna alla responsabilità del Ministro. In quest’ottica, il CSM è deputato ad esprimere un parere sui disegni di legge governativi che interessano l’ordinamento giudiziario nonché l’amministrazione della giustizia. Il CSM può anche avanzare proposte per modificare le circoscrizioni giudiziarie e può deferire su tutte le materie riguardanti l’organizzazione dei servizi relativi alla giustizia. 

INTERLOCUZIONE CON IL PARLAMENTO

Sempre nell’ottica dell’indipendenza, assumo importanza anche i rapporti con il Parlamento, i quali assumo improntati, come da Costituzione, ai principi di autonomia e dell’indipendenza: l’unica forma di interlocuzione è la facoltà per il CSM di inviare al Parlamento, tramite il Ministro, una Relazione annuale sullo stato della giustizia, segnalando problemi e avanzando proposte.

COME FUNZIONA IL CSM?

Come chiarito in apertura, il Consiglio Superiore della Magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica che è membro di diritto come lo è di diritto il Presidente della Suprema Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la stessa corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati, scelti tra i magistrati, mentre il restante terzo viene eletto dal Parlamento in seduta comune.

Ebbene è proprio sulla compente eletta dai Magistrati che il Referendum vuole modificare. Preliminarmente, è utile chiarire quali sono le modalità di elezione, cioè come vengono scelti i membri togati che poi dovranno essere eletti per due terzi da tutti i Magistrati? Oggi un magistrato che voglia candidarsi per far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme, deve avere, quindi in pratica il sostegno di una delle correnti.

LE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA

Le correnti della Magistratura nascono già nel 1909 con la costituzione a Milano della Associazione Generale tra i Magistrati d’Italia, prescindendo dal fatto storico, la funzione originaria e preminente dell’associazione era quella di tutelare i Magistrati, all’inizio veniva rivendicato l’autogoverno per la magistratura, che però dovrà aspettare ancora qualche anno prima di essere riconosciuto.

A seguito dell’ascesa del potere fascista l’AGMI è caduta, ed è rinata quella che oggi è tutt’ora l’ANM (associazione nazionale magistrati). Da questo momento vi è la nascita delle cosiddette “correnti”, vale a dire di una pluralità di associazioni che esprimono orientamenti differenti relativi alla politica della giustizia e al ruolo dei magistrati.

V’è da dire che l’associazionismo nella magistratura non è solo un fenomeno italiano, ma si mani- festa in molti ordinamenti democratici e nella creazione di organismi internazionali che raggruppano diverse associazioni nazionali.

Consigliamo la lettura di questo saggio dell’Autore Mauro Volpi, sulla rivista AIC (Associazione Italiana Costituzionalisti) per approfondire il tema dell’associazionismo nella Magistratura italiana.

LA RATIO DEL REFERENDUM SULLA COMPOSIZIONE DEL CSM

Operata questa breve premessa, che aiuta a comprendere le ragioni e la forza delle c.d. correnti e dell’associazionismo, per i promotori del referendum le correnti avrebbero perso quel ruolo, essendo oggi visti come di “partiti” dei magistrati e influenzando le decisioni prese dall’organo: come ha dimostrato il “caso Palamara”, intervengono per favorire l’assegnazione di incarichi ai suoi componenti, decidono trasferimenti e nuove destinazioni. Ancora, questi riferiscono come le correnti operino non nell’ottica di tutela della giustizia per i cittadini, ma per la promozione di gruppi.

IL QUESITO REFERENDARIO

Volete voi che sia abrogata la Legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta?

IN CASO DI VITTORIA DEL SI

Nel caso in cui dovesse vincere il Sì, verrà abrogato l’obbligo, per un magistrato che desidera essere eletto come membro togato del CSM di presentare la candidatura previa raccolta di 25 e/o 50 firme. Secondo quanto riportano i promotori del Sì, l’attuale assetto, l’obbligo della presentazione delle firme, impone a coloro che si vogliano candidare l’ottenimento del benestare delle correnti o anche l’iscrizione alle stesse.

La vittoria del Si, farebbe tornare il CSM, in particolare la proposizione delle candidature dei Magistrati, all’originale assetto del 1958, il quale prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura.

LA DIFFERENZA CON LA RIFORMA PREVISTA DAL PARLAMENTO

La riforma sull’elezione dei membri del CSM è anche uno dei punti della Riforma della Giustizia che al momento è in discussione in parlamento.

Con riguardo al nuovo sistema per eleggere i 20 (non più 16 i componenti togati del CSM), la proposta di riforma in discussione al Parlamento, individua una nuova articolazione dei collegi elettorali, così delineata:

  • un collegio unico nazionale per 2 componenti che esercitano funzioni di legittimità in Cassazione e relativa Procura Generale, maggioritario, in cui vengono eletti i due candidati più votati;
  • 2 collegi territoriali binominali maggioritari per 5 magistrati che esercitano funzioni requirenti, in ciascuno dei quali vengono eletti i 2 candidati più votati nonché il “miglior terzo” per percentuale di voti presi sul totale degli aventi diritto al voto;
  • 4 collegi territoriali binominali maggioritari per l’elezione di 8 magistrati con funzioni di merito, o destinati all’ufficio del massimario della Cassazione, in ciascuno dei quali vengono eletti i due candidati più votati;
  • un collegio unico nazionale, virtuale, in cui vengono eletti 5 magistrati con funzioni di merito, o destinati all’ufficio del massimario della Cassazione, con ripartizione proporzionale dei seggi.

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