REFERENDUM LEGALIZZAZIONE CANNABIS

La raccolta firme per il Referendum abrogativo sulla Cannabis ha raggiunto in pochissimo tempo quota 500.000, cifra limite che di norma permette al quesito di andare al voto, che si dovrebbe tenere nella primavera del 2022. Il referendum sulla legalizzazione della Cannabis è la prima raccolta firme italiana tenutasi interamente online, tramite SPID, sul sito referendumcannabis.it.

Il 30 settembre sarà l’ultimo giorno utile per presentare alla Corte di Cassazione i registri con le firme, tuttavia circa 1.400 Comuni non hanno ancora inviato al comitato promotore i certificati elettorali necessari per validare le firme raccolte tramite il sistema SPID. Invero, per convalidare le firme raccolte digitalmente è necessario che le amministrazioni comunali certifichino le stesse. Ad oggi sono pervenuti solo 125.000 certificati. Se il Governo non concederà una proroga della scadenza prevista, il referendum non potrà svolgersi poichè il comitato promotore non potrebbe consegnare le firme alla Corte di Cassazione.

Il referendum per la legalizzazione della cannabis è stato promosso dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone nonché partiti politici +Europa, Possibile e Radicali Italiani ed ha come obiettivo principale, sì quello di legalizzare la cannabis, ma soprattutto di regolamentarne l’utilizzo.

Sotto il profilo legislativo, pare opportuno precisare che la formulazione di un quesito referendario deve sottostare alle limitazioni previste dalla legge di attuazione, che nel caso di specie, in materia di droghe leggere, riguarda una legge di attuazione di accordi internazionali. Invero, non sarebbe possibile ottenere la legalizzazione della cannabis attraverso un Referendum ma con quello che si è appena aperto sul territorio nazione non è detto che non si possa aprire la strada in direzione di una legalizzazione della sostanza e di una propria puntuale regolamentazione.

Cos’è il referendum?

In primo luogo è utile chiarire la natura dell’istituto giuridico del referendum, che viene concepito come strumento di democrazia diretta; in sostanza è un’iniziativa legislativa che viene esercitata direttamente dal popolo senza il tramite dei suoi rappresentanti in Parlamento. Secondo la Costituzione il referendum può essere abrogativo, prepositivo e costituzionale.

Nel caso di specie, quello su cui si discute al fine è di tipo abrogativo, nel senso che – come previsto dalla Costituzione – interviene per eliminare una norma di legge, o parte di essa, già esistente.

Quali sono le condizioni per il referendum?

Le condizioni per arrivare all’indizione e all’espletamento di un referendum abrogativo, come quello in oggetto, sono previste dalla Legge Costituzionale, la quale stabilisce due quorum, uno di validità, pari alla maggioranza degli aventi diritto al voto ed uno c.d. deliberativo, necessario per l’effetto finale, in questo caso l’abrogazione, pari alla maggioranza dei voti espressi.

Una volta che il referendum viene ammesso, il voto può svolgersi nel periodo dell’anno che va dal 15 aprile al 15 giugno. Se i cittadini si esprimono in maggioranza per l’abrogazione, la legge dovrà essere rivista nel minor tempo possibile, rispetto alla parte indicata nel quesito referendario.

Dopo il controllo della Corte Costituzionale sulle firme, il Presidente della Repubblica deve dichiarare con decreto l’avvenuta abrogazione; è possibile che si rinvii l’efficacia abrogativa fino a un massimo di 60 giorni, per dare tempo alle Camere di provvedere su eventuali lacune prodotte dal vuoto normativo. Una volta spirato concluse le operazioni burocratiche la disposizione abrogata non avrà più vigore.

I possibili esiti del referendum

Il Parlamento è vincolato alla espressione della volontà popolare, che, come detto, si estrinseca con il referendum, pertanto non potrebbe, ad esempio, approvare di nuovo, ovvero dopo poco tempo, una Legge contenente la medesima disposizione di cui si è votata l’abrogazione. 

Al contrario, se il quorum non viene raggiunto, il Parlamento resta libero di legiferare, prescindendo dai voti espressi dai cittadini. Ancora, se il referendum ha avuto esito negativo ed il quesito è stato respinto, non potrà esserci una nuova consultazione popolare sul medesimo tema per i successivi cinque anni.

In cosa è auspicata la modifica in materia di cannabis legale?

Il quesito referendario, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, se accolto interverrà sugli artt. 73 co. 1 e 4, e 75 del D.P.R. 309/90 c.d. “Testo Unico sulla droga”, il quale costituisce la principale base di riferimento in materia di stupefacenti e di droghe leggere. Laddove il Referendum dovesse avere esito positivo, si andrà ad incidere sui seguenti tre aspetti:

-abolizione del reato di coltivazione di cannabis, attualmente previsto dal Testo Unico sugli stupefacenti. Ciò tecnicamente avverà eliminando la parola «coltiva» dall’elenco delle condotte vietate;

– cancellazione della sanzione detentive previste per la condotta di cui al punto precedente (cioè la coltivazione), che oggi consiste nella reclusione da due a sei anni;

– eliminazione della sospensione e del ritiro della patente di guida (o del divieto di conseguirla) per chi coltiva cannabis, resterà invece invariata la sanzione per chi si si metterà alla guida sotto effetto della cannabis.

Tale risultato rappresenta un evento straordinario, come ribadito dagli organizzatori principali, non solo per il delicato tema affrontato, ma per il fatto che la proposta si inserisce in un solco di continuità con i continui impulsi sia della Corte Costituzionale, che degli orientamenti giurisprudenziali. Sul punto è utile ricordare che la recente pronuncia delle SS.UU. nr. 12348 del 2020 ha ritenuto ammissibile dal punto di vista penale, la coltivazione domestica ancorché svolta in maniera rudimentale, cioè senza una predisposizione sofisticata di mezzi e strutture, con un limitato numero di piante e in ultimo finalizzata al solo consumo personale.

Quali saranno gli effetti del referendum sulla cannabis legale?

Il referendum sulla cannabis legale, dunque, interverrà contemporaneamente su tre diversi fronti: 

  1. piano penale,

in questo senso verrà eliminato il delitto di coltivazione illecita della marijuana, ed allo stesso modo verranno abrogale le correlate sanzioni detentive. Invero, si avrà una depenalizzazione per coloro i quali coltivano piante di marijuana, a patto che la coltivazione sia volta al consumo personale. in questo senso la coltivazione ai fini dello spaccio resterà ugualmente punibile con le medesime sanzioni previste dal T.U. sulla droga, D.P.R. 309/90.

2. piano amministrativo,

il referendum con esito positivo, determinerebbe infatti, la abrogazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente per chi detiene sostanze psicotrope o ne fa uso personale, restando tuttavia salve le altre sanzioni amministrative.

3. piano economico,

ultimo nella trattazione ma non meno importante. Ad un accoglimento del quesito del referendum consegue sul piano economico un risparmio di circa 8 miliardi di entrate per le casse dello Stato, e circa 2 miliardi per i costi della giustizia all’anno. Queste risorse potrebbero essere sicuramente reinvestite in altro, ad esempio per incrementare i finanziamenti per tanti settori, come l’università e la ricerca, per miglioramenti nel settore pubblico, un esempio potrebbe essere l’installazione di pannelli fotovoltaici, la costruzione di strutture ospedaliere e di cure etc.

Ancora, come è ragionevole pensare, la legalizzazione non diminuirebbe il solo mercato nero ed incontrollato, che ad oggi è gestito per lo più dalla criminalità organizzata, ma avvilirebbe anche il consumo stesso della Cannabis.

La normativa italiana e nell’Unione Europea

Il nostro Paese consta delle leggi più repressive in tutta Europa in materia di droghe che nell’ 80/90 % dei casi colpiscono proprio la Cannabis.

Ad oggi, sul piano giuridico gli imprenditori della Cannabis legale sono trattati alla stregua di spacciatori, ed i malati che ne hanno bisogno devono talvolta rivolgersi al mercato nero per poterne usufruire.

In merito a quest’ultima affermazione, è d’uopo chiarire che la cannabis terapeutica è legale ed è normata, tuttavia si subiscono ancora oggi le conseguenze deleterie di una ideologia punitiva e proibizionista.

Diversamente da quanto accade in Italia, i paesi dell’UE hanno già da tempo regolamentato il consumo della Cannabis, con leggi più o meno permissive ma che mirano pur sempre ad un comune denominatore, ossia una regolamentazione del settore.

Ad oggi l’Olanda è l’unico Paese che ha abolito la pena sul possesso, la vendita, il trasporto e la coltivazione della cannabis. Infatti la sostanza psicotropa può essere venduta e consumata in luoghi specifici e autorizzati, come i famosi coffee shop olandesi. C’è da dire che in tal modo non si corre il rischio di consumare sostanze che allo stato appaiono più dannose della cannabis stessa.

Ancora, in Spagna è legale coltivare o fumare cannabis all’interno delle mura domestiche, essendolo punito solo il trasporto o il consumo in luoghi pubblici. Vi sono, infatti, i Cannabis Social Club, dove è legale consumare la marijuana. Questi luoghi, analoghi ai Coffee Shop olandesi sono stati introdotti da ENCOD, acronimo di “European Coalition for Just and Effective Drug Policies”, la quale è una rete di organizzazioni non governative europee di cittadini che si occupano dell’impatto delle politiche internazionali sulla droga. Ebbene, l’ENCOD ha come scopo principale di difendere il diritto dei cittadini di consumare determinate sostanze in modo sicuro nonché di sensibilizzare la collettività sulla coltivazione ad uso personale.

Durante gli ultimi due decenni, l’ENCOD è cresciuto sino a diventare una piattaforma comprendente 150 membri, tra cui organizzazioni, aziende e cittadini che vogliono porre fine alla c.d. “guerra della droga”. 

Nel 2001 il Portogallo ha depenalizzato l’utilizzo di ogni genere di droga, tuttavia siffatta abolizione non è priva di rischi, in quanto permane il rischio di essere arrestati laddove la detenzione di stupefacenti superi il fabbisogno individuale.

In Svizzera la vendita e l’utilizzo di droghe leggere è illegale, ma il possesso è stato depenalizzato e la coltivazione è legale nell’ambito di alcuni cantoni. 

Infine, in Belgio, stati depenalizzati il possesso e la coltivazione, a patto che la pianta coltivata sia femmina.

Nonostante l’euforia e la curiosità di queste settimane, la strada è ancora lunga e complicata, senza dubbio possiamo affermare, prendendo in prestito un’affermazione di Lenin che “ci sono decenni in cui non succede nulla e settimane in cui succedono decenni”. 

Articolo in collaborazione con Giusy De Angelis

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