Modifiche per l’applicazione della misura cautelare

REFERENDUM GIUSTIZIA 2022

Il tintinnare le manette in faccia a uno che viene interrogato da qualche collaboratore, questo è un sistema abietto, perché è di offesa. Anche l’imputato di imputazioni peggiori ha diritto al rispetto

OSCAR LUIGI scalfaro

Scalfaro, con le parole riportare, faceva riferimento alla stagione di Mani Pulite, quando era solito incarcerare gli indagati in cella affinchè rivelassero ciò che gli inquirenti cercavano. Il quesito referendario inerente alla limitazione della custodia cautelare in carcere. le mosse da questa ed altre vicende che hanno segnato la storia della giustizia italiana, vale a dire la storia di un uso distorto che è stato fatto della misura cautelare carceraria.

LE MISURE CAUTELARI IN GENERALE

Le misure cautelari sono provvedimenti provvisori e immediatamente esecutivi, disposti dall’autorità giudiziaria ogniqualvolta si ravvisa il pericolo, che durante le indagini preliminari o nel corso del processo, possano verificarsi eventi capaci di compromettere la funzione giurisdizionale. La loro irrogazione da parte del giudice avviene in base a una valutazione superficiale, ma necessaria, al fine di non compromettere il corretto svolgimento del procedimento. 

La ratio delle misure cautelari è sostanzialmente quella di garantire che l’effettività della giurisdizione e la decisione finale, messe a rischio dalle tempistiche procedurali. Per bilanciare l’effetto anticipatorio è la superficialità dell’accertamento per l’emanazione emanazione, che verrà approfondito in fase di istruttoria giudiziale.

Esistono secondo il codice di procedura penale due tipi di misure cautelari:

  • personali, che, appunto, vanno ad incidere sulla libertà dell’indagato;
  • reali, che si ripercuotono sulla facoltà di disporre liberamente dei beni dell’indagato.

LA CUSTODIA CAUTELARE

In particolare il referendum fa riferimento alla custodia cautelare in carcere.

La norma di cui all’art. 285 c.p.p recita essenzialmente gran parte della disciplina delle misure cautelari. Il termine “custodia cautelare” rispecchia di gran lunga la natura dell’istituto, la cui applicabilità è fondata infatti sulla sussistenza delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 c.p.p.

La misura detentiva cautelare, è la più afflittiva per l’imputato, va comminata come extrema ratio, nel senso che il Giudice la può disporre solamente qualora siano ritenute esistenti determinate esigenze cautelari, le quali non possono essere assicurate con misura meno afflittiva della libertà personale. Le esigenze cautelari possono così essere distinte:

  • necessaria sussistenza del pericolo di fuga;
  • inquinamento probatorio;
  • reiterazione del reato;
  • irrogazione della pena della reclusione per un tempo non inferiore a tre anni ai sensi dell’art. 275 c.p.p.

Un’altra caratteristica pregante della misura cautelare privativa della libertà, e con questo si intendono anche gli arresti domiciliari, è quella secondo la quale, recita il 285 c.p.p. che il periodo sofferto in stato di custodia cautelare sia scomputato da quello relativo alla pena detentiva disposta con condanna, ai sensi dell’art. 657 c.p.p.

LA STIMA SULLE CARCERAZIONI PREVENTIVE

La carcerazione preventiva, stando alle parole dei promotori del referendum, distrugge la vita delle persone colpite: non arreca solo un grave danno di immagine, sottoponendole a un’esperienza scioccante, ma ha gravi conseguenze sulla sfera professionale. Il carcere ha un impatto drammatico sulle famiglie e rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta detenzione nel 2020 sono costati quasi 37 milioni di euro di indennizzi, dal 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi 795 milioni di euro.

Stando a queste statistiche, la custodia cautelare è una pratica di cui si tende ad abusare, e non sono pochi i casi che hanno avuto un impatto mediatico non indifferente. Invero, si ha la percezione che la custodia preventiva rispetto alla condanno sia diventato da uno strumento di emergenza in una vera e propria forma di anticipazione della pena. Questo rappresenta una palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, su cui si basa tutto il nostro sistema penale. Inutile dire come l’impatto sociale ha costretto migliaia di donne e uomini accusati di reati minori, addirittura poi assolti, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo, tanto da dover poi cercare di avere la cancellazione di articoli dal web attraverso il diritto all’oblio.

IN CASO DI VITTORIA DEL SI

Laddove vincesse il Sì, non sarebbe abolita la custodia cautelare in carcere, anzi questa resterebbe in vigore ma con delle limitazioni per chi commette reati più gravi. Altresì verrebbe abolita la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione del medesimo reato”, c.d. reiterata specifica ex 99 co. IV c.p. La ragione dell’abrogazione proprio di questa motivazione origina dalla circostanza secondo la quale, la reiterazione del medesimo reato è la motivazione che viene utilizzata con maggior frequenza al fine di disporre la custodia cautelare.

IL QUESITO REFERENDARIO

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?.

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