Le diverse forme degli atti persecutori: lo stalking condominiale

Il delitto di atti persecutori ex 612 bis cod. pen. come reato “liquido” tanto che la Cassazione già a partire dal 2011 aveva ritenuto di dover dare una specificazione ulteriore della condotta persecutoria ivi descritta considerata all’interno della formazione sociale del Condominio, il c.d. stalking condominiale.

Configurazione giuridica dello stalking condominiale

Il riconoscimento giuridico di quello che oggi attraverso la pronuncia della Corte di Appello di Milano viene ridefinito stalking condominiale fonda la propria ragione sull’interpretazione estensiva dell’art. 612 bis cod.pen., che si ricorda essere stato introdotto mediate il c.d. “Decreto sicurezza”, convertito con la legge 24 aprile 2009 n. 38 che disciplina il reato degli atti persecutori.

Invero, l’art. 612 bis cod. pen. punisce chiunque ponga in essere reiterate condotte persecutorie tali da determinare nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia e timore o, alternativamente, l’alterazione le proprie abitudini di vita.

Leading case: la Cassazione del 2011 nr. 20895

Come detto in apertura, il leading case in materia viene definito dalla Cassazione nr. 20895 del 2011. La sentenza de quo origina dalla vicenda che vede coinvolto un soggetto affetto da una forte sindrome maniacale ed alcuni condomini di sesso femminile. Invero, il soggetto teneva comportamenti a carattere sistematico e persecutorio tali da configurare il delitto di stalking, nei confronti di (sole) due condomine. Tuttavia, il comportamento delittuoso messo in atto dall’agente, sebbene non rivolto a tutte le altre condomine, aveva avuto come effetto indiretto, quello di ingenerare nelle altre donne un tale stato di ansia e di paura tale da costringerle a modificare sensibilmente le proprie abitudini di vita. La Suprema Corte di Cassazione nell’occasione aveva confermato la condannata inflitta al soggetto ritenuto colpevole del delitto di stalking anche nei confronti delle altre condomine.

Secondo quanto riportato dalla S.C. del 2011, lo stalking condominiale si configura quale insieme di atti reiterati e propensi ad arrecare in maniera volontaria ad uno solo o ad una pluralità di condomini un disturbo intollerabile per un periodo di tempo prolungato, tale che venga estrinsecato l’evento di cui all’art. 612 bis cod. pen., vale a dire condizionare le abitudini di vita quotidiana. La differenza, che in realtà è una specificazione che rileva solo in funzione descrittiva, sta nella circostanza che le azioni volontarie e reiterate vengono perpetrate locus ben preciso: il condominio.

La sentenza della Corte di Appello di Milano

Il fatto storico che, questa volta, ha portato la Corte di Appello di Milano alla conferma della sentenza di primo grado origina da condotte persecutorie che il soggetto agente teneva nei confronti della persona offesa a causa di un presunto debito di circa 31 mila euro che questi aveva contratto nei confronti del condominio. I comportamenti si estrinsecavano dapprima in aggressioni verbali, con il passare del tempo sfociavano in violenze sia su cose (lanciava uova a ridosso delle finestre della casa della vittima, annaffiava con una pompa di irrigazione le finestre aperte dell’abitazione della p.o. di modo da rovinare il parquet etc.) che alla persona offesa. Rispetto a queste ultime condotte , v’è da specificare che l’imputato veniva condannato anche per lesioni personali aggravate.

Cambiamento delle abitudini di vita

La persona offesa a seguito di tali episodi iniziava a soffrire di un forte stato di ansia e di paura ed iniziava a cambiare le proprie abitudini di vita, tanto che, ad esempio, prendeva l’ascensore nella scala opposta per evitare di incontrare il suo persecutore; passava i fine settimana fuori dalla propria abitazione; modificava i propri orari di entrata e di uscita dal condominio così da rendere meno prevedibili i suoi spostamenti al persecutore etc.

Prescindendo dalla struttura del reato in sè, si rileva in questa sede come secondo la Corte di Appello di Milano per ottenere la prova del cambiamento delle abitudini di vita, “occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate“. Invero, con specifico riferimento allo stalking condominiale, ai fini della prova del cambiamento delle abitudini di vita potrà assumere rilievo il fattche la vittima abbia cercato, in tutti i modi, di evitare di incontrare l’imputato modificando i propri orari di entrata e uscita da casa e cercando di abitarvi il meno possibile“.

Lo stato di ansia e paura

Rispetto allo stato di ansia e di paura estrinsecato nella norma di cui all’art. 612 bis cod. pen., questo può essere ricavato dalla particolare natura degli atti subiti, ut supra, oltre che, come chiariscono i Giudici della Corte di Appello di Milano dal “gravissimo contenuto delle minacce di morte (anche accompagnate dal richiamo a conoscenze nella criminalità organizzata) qualora siano oggettivamente idonee a creare allarme e preoccupazione in ogni soggetto.

La reiterazione delle condotte ai fini della incriminazione

Il reato di stalking, come non manca di spiegare la Corte di Appello” non è a forma vincolata e non richiede un minimo di atti per la sua configurazione, ben potendo consumarsi anche in una sola giornata, non contenendo al suo interno il requisito della abitualità (essendo, invece, eventualmente abituale)“, dunque, il reato è possibile che venga integrato anche per “due sole condotte tra quelle descritte dall’art. 612-bis c.p. ed essendo il reato configurabile anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto (a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di sia la causa di uno degli eventi considerati dalla norma)”.

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