La falsa accusa del terzo non è calunnia se indispensabile alla difesa

Cassazione penale, Sez. VI, sentenza 23 febbraio 2022, nr. 6598

Uno sguardo alla differenza tra calunnia, ingiuria e diffamazione

Il reato di calunnia ai sensi dell’art. 368 c.p., in primo luogo deve differenziarsi dalla diffamazione e dalla ingiuria (ormai depenalizzata). Il reato viene integrato quando qualcuno, “attraverso una denuncia o una querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad altra Autorità che abbia l’obbligo di riferire all’Autorità giudiziaria, incolpa di un reato una persona che egli sa essere innocente, oppure simula a carico di una persona le tracce di un reato”. La pena prevista per il reato di de quo è quella della reclusione da due a sei anni, salvo i casi di reato aggravato. La giurisprudenza, sul punto, ha determinato come non è necessario che sia iniziato un procedimento penale a carico della persona offesa dal reato, essendo sufficiente la mera potenzialità che un tale procedimento si avvii.

Il reato di ingiuria ex art. 594 c.p., invece, viene commesso da chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, è stato depenalizzato ad opera del decreto legislativo n. 7 del 2016: oggi è prevista una pena pecuniaria fino € 100,00.

Infine, viene integrato il reato di diffamazione ai sensi dell’art. 595 c.p. da chi offende l’altrui reputazione in assenza della persona offesa, ed in presenza di almeno due persone. La pena prevista dalla norma è quella della reclusione fino ad un anno e della multa fino a € 1032,91.

La recente Cassazione del 2022

L’imputato che accusi persone che sa essere innocenti non è punibile per calunnia se ciò costituisce l’unico strumento di difesa che ha a disposizione e quando la mendace dichiarazione è funzionale alla confutazione della imputazione.

Ciò è quanto stabilito dalla Cassazione nella sentenza n. 6598/2022.

La decisione della Cassazione origina dall’assoluzione – della Corte d’Appello di Brescia in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Cremona – dell’imputato dal reato di calunnia in considerazione della esimente di cui all’art. 51 c.p. rispetto alla falsa accusa fatta dalla parte civile all’imputato di aver sottoscritto di proprio pugno il contratto di noleggio di un’auto nella parte relativa alla riconsegna dell’auto di cortesia.

La parte civile ha quindi fatto ricorso in Cassazione per l’erronea applicazione della causa di giustificazione dal momento che l’imputato ben avrebbe potuto difendersi dal reato di falso in scrittura privata sostenendo di non sapere chi avesse falsamente sottoscritto il documento.

Il Procuratore Generale rigettava il ricorso secondo il recente orientamento giurisprudenziale per li quale, in tema di calunnia, non travalica i limiti del diritto di difesa l’imputato che, dinanzi all’A.G., accusi falsamente del reato lui ascritto, persone che sa essere innocenti, purché la mendace dichiarazione costituisca l’unico indispensabile mezzo per confutare la fondatezza dell’imputazione

La Corte ha dunque ritenuto fondata l’applicazione della scriminante da parte dei Giudici di merito ribadendo l’orientamento giurisprudenziale che delinea i margini di applicabilità dell’art. 51 a fronte di dichiarazioni implicanti la responsabilità di altri.

Secondo questo criterio il falso addebito deve essere in ogni caso formulato non eccedendo l’essenzialità per una efficace confutazione dell’accusa e deve essere valutato con riferimento al caso concreto.

L’affermazione infondata di colpa a carico di altri deve risultare essenziale e priva di ragionevoli alternative quale mezzo di negazione dell’addebito. Per leggere la sentenza completa clicca qui.

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