Illegittimità costituzionale parziale dell’art. 168 bis. co. 4 cod. pen.

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 168-bis, comma quarto, cod. pen. nella parte in cui non prevede che l’imputato possa essere ammesso alla sospensione del procedimento con messa alla prova nell’ipotesi in cui si proceda per reati connessi, ai sensi dell’art. 12, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., con altri reati per i quali tale beneficio sia già stato concesso.

Sent. 12 luglio 2022 n. 174

Scarica il comunicato

LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA’

Il Tribunale di Bologna ha sollevato  la questione di legittimità costituzionale dell’art. 168-bis e. 4 cod. pen. nella parte in cui, stabilendo che la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato non possa essere concessa più di una volta, non prevede che l’imputato ne possa usufruire per reati connessi ex art. 12 c. 1 lett. b) c.p.p. con altri oggetto di procedimenti già definiti.

IL CASO DA CUI ORIGINA LA SENTENZA DELLA CORTE

Il caso da cui origina la pronuncia della Corte e posto al vaglio del giudice a quo inerisce alla vicenda giudiziaria di due imputati chiamati a rispondere del delitto di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, già qualificato dalla pubblica accusa ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309., e quindi di un reato per il quale in astratto è possibile concedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, quanto meno in ragione dei limiti edittali di pena. Tuttavia, nel corso del procedimento emergeva che gli imputati risultavano aver già beneficiato della sospensione di cui all’art. 168-bis cod. pen., però in un altro altro procedimento penale. Siffatto altro procedimento veniva dichiarato estinto per esito positivo della messa alla prova e gli veniva contestato un nuovo episodio di spaccio “coevo a quelli contestati nel giudizio a quo e ad essi avvinto dalla continuazione (art. 81, secondo comma, cod. pen.), trattandosi di fatti tutti commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso“.

LA NORMATIVA DELLA SOSPENSIONE DI MESSA ALLA PROVA AI SENSI DELL’ART. 168 BIS COD. PEN.

La questione diviene per giunta rilevante in quanto gli imputati, essendone già stati beneficiari, non potevano più accedere al rito speciale. Invero, questo veniva impedito dall’art. 168-bis cod. pen., il cui comma 4 prevede che la messa alla prova non possa essere concessa per più di una volta. La ragione, secondo dottrina prevalente, è che la messa alla prova è una chance che l’indagato ovvero imputato di un reato commesso quando maggiorenne può avere una sola volta nella vita, a differenza del rito minorile per cui lo stesso istituto può essere concesso senza alcuna limitazione.

LE OSSERVAZIONI DEL GIUDICE A QUO

Il Giudice a quo pone in essere la questione basandosi sulla irrazionalità del sistema e sulla disparità di trattamento, tra chi è imputato di reati connessi ex art. 12, lett. b), cod. proc. pen. nello stesso procedimento e chi, invece, ne risponda in procedimenti distinti. In questo senso infatti dichiara che nella sospensione del procedimento con messa alla prova per reati commessi da un maggiorenne, la possibilità di beneficare del rito speciale è subordinata nella sostanza alla scelta del pubblico ministero oppure alle tempistiche processuali. Questo perché nei casi in cui nel simultaneus processus, venissero contestati più fatti di reato, connessi tra loro dal nesso della continuazione, il giudice potrebbe anche ammettere il rito giungendo, in caso di esito positivo della messa alla prova, all’estinzione di tutti i reati contestati all’imputato, nell’ambito dello stesso procedimento penale. 

Ex adverso, se la scelta del P.M. è quella di iscrivere due procedimenti separati o se comunque ovvero se i fatti venissero contestati in momenti differenti, e vi fosse quindi una frammentarizzazione dei procedimenti tra reati connessi, la possibilità per l’imputato di accedere al beneficio in momenti distinti, gli sarebbe preclusa ab origine, laddove questi abbia già optato per il rito in uno dei procedimenti penali parcellizzati.

La sentenza della Corte Costituzionale

Con sentenza n. 174, depositata il 12 luglio 2022, la Corte Costituzionale, ritenendo la questione fondata, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 168-bis, quarto comma, del codice penale, nella parte in cui non prevede che l’imputato possa essere ammesso alla sospensione del procedimento con messa alla prova nell’ipotesi in cui si proceda per reati connessi, ai sensi dell’art. 12, comma I lettera b), del codice di procedura penale, con altri reati per i quali tale beneficio sia già stato concesso.

Accogliendo la questione sollevata spiega la Corte come viene rimossa la preclusione oggi esistente per coloro che vogliano accedere al beneficio una seconda volta, in relazione a reati che siano espressione del medesimo disegno criminoso di quelli per i quali la messa alla prova è stata già concessa, salvo la sussistenza dei presupposti di legge per l’ammissione al rito anche con riferimento a questi  ultimi addebiti.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: