I rifugiati climatici e la normativa loro applicabile

Ci si è chiesto spesso, anche a seguito dei problemi climatici che stiamo vivendo che si fanno sempre più intensi e pericolosi, se può esistere la figura del rifugiato climatico, ovvero colui che scappa dal proprio Paese senza potervi più fare ritorno a causa degli effetti del cambiamento climatico e dei disastri naturali.

Secondo la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, il rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Ci si è chiesto spesso, anche a seguito dei problemi climatici che stiamo vivendo che si fanno sempre più intensi e pericolosi, se può esistere la figura del rifugiato climatico, ovvero colui che scappa dal proprio Paese senza potervi più fare ritorno a causa degli effetti del cambiamento climatico e dei disastri naturali.

L’ESPRESSIONE RIFUGIATO CLIMATICO

Dal punto di vista formale, l’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ci fa notare che l’espressione “rifugiato climatico” è impropria, poiché essa non si fonda su nessuna norma presente nel diritto internazionale e né, essa è riconducibile alla definizione della Convenzione sui rifugiati di Ginevra che, come abbiamo visto fa riferimento a persecuzione a causa di motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale ed opinioni politiche. È importante sottolineare, però, che il numero di persone che fuggono dal proprio Paese a causa dei disastri naturali sono al mondo 17,2 milioni, molti di più se paragonati ai numeri di coloro che fuggono da guerre e conflitti, 10, 8 milioni di sfollati.

È, dunque, impossibile non tenere conto di queste stime così elevate e, di conseguenza, capire anche di che tipo di protezione queste persone possono godere. Nel 2018 il Global Compact sui rifugiati, considerando gli elevati numeri di persone che scappano dal proprio Paese a causa di disastri climatici, ha riconosciuto che questi individui hanno diritto a protezione, assistenza e supporto che si concretizzano in forme di protezione internazionali complementari (quindi non quelle che vengono comunemente garantite a chi è identificato come “rifugiato” vero e proprio).

I TIPI DI ASSISTENZA CHE LE ORGANIZZAZIONI POSSONO GARANTIRE

L’UNHCR ci indirizza su quattro tipi di assistenza che organizzazioni internazionali possono garantire:

  • Attività sul campo per ridurre concretamente i danni provocati agli sfollati dai disastri ambientali. Anticipare gli effetti possibili e preparare la popolazione. Supporto tecnico e legale ai paesi e alle aree colpite da tempeste, alluvioni e altre catastrofi climatiche.
  • Promozione di policy coerenti con altre norme adottate nei paesi colpiti da eventi climatici distruttivi.
  • Promozione di nuove ricerche che sostengano e amplifichino i risultati in questo ambito.
  • Supporto tecnico e legale ai paesi e alle aree colpite da tempeste, alluvioni e altre catastrofi climatiche.

Gli sforzi della Comunità internazionale

Gli sforzi della Comunità internazionale, però, non sembrano troppo adeguati alla situazione che molte di queste persone sono costrette a vivere a causa dei cambiamenti climatici e delle gravi conseguenze che essi causano. Il problema di fondo è che l’assenza di una specifica legislazione internazionale e nazionale sulla questione, fa si che le misure che vengono prese in ambito di migrazione climatica non sono all’altezza del problema. Le azioni più incisive adottate a livello internazionale fino a questo momento sono state solo due: l’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici e il “Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration” approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2018. Quest’ultimo documento riconosce la crisi climatica come uno dei motivi per cui le persone molto spesso sono costrette a scappare dal proprio Paese senza potervi fare ritorno. Il problema di questi accordi è che non sono giuridicamente vincolanti.

Le problematiche normative

Le misure interne che molti Paesi adottano sono, invece, del tutto inadeguate perché la maggior parte di esse si fonda sul rafforzamento dei controlli alla frontiera e sul respingimento nel proprio Paese di origine di queste persone, mettendo in secondo piano lo scopo umanitario del soccorso ai migranti che è quella di salvare vite umane. 

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