Corte d’Appello di Milano sent. 803 del 2020

È la prima volta in Italia che la pensione di reversibilità viene erogata al figlio di una coppia omossessuale. 

Si premette che i nomi sono di fantasia.

La vicenda oggetto del caso è quella che vede protagonista Marco in quanto figlio di due papà. 

Invero, il bambino alla tenera età di soli 5 anni aveva perso uno dei suoi padri a causa di un infarto all’età di 40 anni: Andrea che di professione era dirigente di azienda. 

Brevemente, facendo un passo indietro Marco è nato nel 2010 con una gestazione di supporto negli Stati Uniti, (in poche parole attraverso una madre surrogata) ed è cresciuto vicino Milano, suo padre biologico Francesco sposa Andrea sempre in America nel 2013.

Nel 2015 il suo papà Andrea viene purtroppo a mancare, senza però aver potuto ancora riconoscere in Italia Marco. Nel 2017 l’Avvocato della famiglia riesce a far trascrivere, post mortem, il certificato di matrimonio americano nonché il certificato di nascita di Marco che negli USA risultava attestante il fatto che il bambino avesse due padri. 

La battaglia legale della famiglia del piccolo Marco inizia per ottenere la pensione di reversibilità del padre c.d. intenzionale, vale a dire il padre a cui viene riconosciuto lo status di genitore sebbene non abbia contribuito biologicamente alla gestazione del figlio, ma soltanto giuridicamente, in forza del consenso prestato al ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). 

All’esito del giudizio di Appello i Giudici meneghini hanno ritenuto di dover condannare l’Inps a corrispondere l’assegno di reversibilità del padre intenzionale di Marco, che di fatto per la legge italiana non esiste. 

La vicenda ha dell’incredibile, non perché viene riconosciuto tale assegno al coniuge sopravvissuto di una unione civile, ma perché questo assegno viene riconosciuto a beneficio del figlio non biologico di una coppia omossessuale. 

Ci auspichiamo che de iure condendo la disciplina dei genitori intenzionali venga riconosciuta e disciplinata, magari statuendo che il consenso alla procreazione con tecniche di PMA, così come statuito per le coppie etero “di fatto”, possa assurgere come atto di riconoscimento del bambino nato in forza proprio di quel consenso, al fine così di tenere indenni dalle conseguenze economiche della morte del genitore non biologico i bambini nati dalle unioni arcobaleno nonché i coniugi sopravvissuti. 

A distanza di giorni la Corte Costituzionale – in data 28.1.2021 – poiché veniva chiamata ad esprimersi in merito al riconoscimento della sentenza straniera che attesta lo status di genitore a due uomini italiani uniti civilmente che abbiano procreato attraverso la maternità surrogata, fa sapere, attraverso un comunicato del proprio ufficio stampa, che la questione ivi sollevata è da dichiararsi inammissibile ma che comunque il Legislatore deve adoperarsi per trovare altri modi di tutela per i bambini delle famiglie omogenitoriali, stante anche la illiceità della tecnica di PMA in Italia.

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