Corte Costituzionale 11 gennaio 2021 nr. 1

Gratuito patrocinio per tutte le vittime di violenza sessuale.

La prima pronuncia dell’anno emessa dalla Corte Costituzionale riguarda le vittime di violenze sessuale.

La Corte in questa iconica sentenza statuisce che per tutti i delitti di violenza sessuale, la vittima qualunque sia la sua condizione economica, ha il diritto a chiedere il patrocinio gratuito a spese dello Stato. 

Preliminarmente deve ricordarsi che il Gratuito Patrocinio è un beneficio per i soli soggetti non abbienti, i quali non hanno la possibilità di pagarsi una difesa. Per l’ammissione devono provarsi dunque le condizioni reddituali in cui il soggetto versa, presentando una serie di documenti a riprova della stessa. 

Una eccezione a siffatto principio è prevista dall’art. 76, comma 4-ter, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) che dispone l’ammissione automatica,  a prescindere dai limiti di reddito, al patrocinio a spese dello Stato delle persone offese dai reati di cui agli artt. 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater, 609-octies e 612-bis, nonché́, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli artt. 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609- undecies del codice penale.

Tale interpretazione della norma è stata confermata più volte dalla Corte di Cassazione (ex multis Cass. sez. IV pen., sent. 20 marzo 2017 nr. 13497; Cass. sez. IV pen., sent. 23 novembre 2018 nr. 52882), rendendola così “diritto vivente”.

La vicenda in questione che ha portato la Corte Costituzionale ad esprimersi sul punto, è stata sollevata dal Gip di Tivoli, il quale sospendeva l’esame della domanda di ammissione al gratuito patrocinio, invitando il difensore della parte offesa ad integrarla con la documentazione provante l’indigenza della vittima. 

Orbene, il difensore osservava con una nota che il reato di cui al 609 bis c.p.  è «tra quelli per i quali il patrocinio a spese dello Stato è sempre concesso alla parte offesa prescindendo dalle condizioni reddituali» pertanto «le richieste del giudice […] non appaiono motivate». 

Il giudizio di legittimità costituzionale è stato sollevato dall’organo Giudicante ritendendo che la deroga all’ammissione per il patrocinio a spese dello Stato fosse incostituzionale alla luce degli artt. 3 e 24 Cost. (rispettivamente principio di uguaglianza e diritto di difesa). 

A parere del GIP del Tribunale di Tivoli la concessione automatica del beneficio in esame avrebbe «ricadute negative sul principio di uguaglianza, poiché verrebbero assimilate tra di loro situazioni diverse e non equiparabili». 

Ancora, il rimettente enuncia che nella giurisprudenza costituzionale al riguardo, è frequente il riferimento all’obiettivo di limitare le spese giudiziali, ritenendo cruciale, in tema di patrocinio a spese dello Stato, l’individuazione di un punto di equilibrio tra garanzia del diritto di difesa per i non abbienti e necessità di contenimento della spesa pubblica in materia di giustizia.

Ed è proprio in tale prospettiva che si pone la censura in ossequio all’art. 24 Cost., secondo il Giudice rimettente infatti l’art. 24 della Costituzione al co. III si porrebbe «non solo come primario strumento di garanzia per assicurare ai non abbienti l’effettivo esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale, ma anche quale presidio diretto ad evitare che gli oneri che ne conseguono siano aggravati da improprie e ingiustificate estensioni dei benefici a soggetti non ragionevolmente definibili “non abbienti” e pertanto non bisognosi del sostegno economico della collettività».

Nel giudizio interveniva il Presidente del Consiglio dei Ministri rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la inammissibilità o la infondatezza della questione, perché il giudice a quo non avrebbe considerato la ratio e l’ambito di applicazione della norma censurata. 

Alla luce di quanto in premessa, la Corte dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 76 co. IV ter del d.P.R. 30 maggio 2002 nr. 115 nella parte in cui determina l’automatica ammissione al patrocinio a spese dello Stato della persona offesa dai reati indicati nella norma medesima, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24, terzo comma, della Costituzione, per le seguenti ragioni. 

In primo luogo, la Corte statuisce che l’eccezione introdotta dal Legislatore di cui all’art. 76 co. I ha come motivazione «quella di tutela di soggetti vulnerabili, prima o in dipendenza del crimine, che potrebbero, per tale stato, avere delle remore a denunciare e a difendersi nei procedimenti penali nei confronti dei loro aggressori».

A questa tutela si aggiungerebbe poi una finalità preventiva di crimini c.d. odiosi, sicché rilevano reati abituali o facilmente ripetibili in ragione dell’attitudine di alcuni soggetti a ricreare in futuro situazioni analoghe.

Ancora la Corte Costituzionale chiarisce, tenendo conto delle circostanze degli ultimi anni in cui «è stato dato grande spazio a provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta più efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale, considerati di crescente allarme sociale, anche alla luce della maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori. Di qui la volontà di approntare un sistema più efficace per sostenere le vittime, agevolandone il coinvolgimento nell’emersione e nell’accertamento delle condotte penalmente rilevanti».

È chiaro dunque come la prima pronuncia del 2021 tenda a consentire il beneficio del gratuito patrocinio non solo per esigenze di difesa di cui all’art.24 Cost., ma anche per esigenze di polica- criminale. 

Quest’ultima intesa nel senso che il beneficio de quo persegue l’obbiettivo di offrire un sostegno concreto alle vittime di violenza sessuale, la cui fragilità è accentuata dalla peculiare natura del delitto, e ad incoraggiarle a denunciare ed ancora a partecipare attivamente all’iter di ricerca ed individuazione della verità.  

In merito alla presunta violazione dell’art. 24 Cost., la Corte afferma che il co. III si limita ad indicare l’assicurazione ai non abbienti dei mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione, non indicando certamente una preclusione per il Legislatore di prevedere strumenti atti ad assicurare l’accesso alla giustizia a soggetti che pur non essendo in possesso di requisiti di non abbienza,  abbiano necessità di usufruire del beneficio in esame perché questo è posto è tutela di altri valori costituzionalmente garantiti. 

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