Cass. pen. Sez. VI, 8 gennaio 2021 nr. 442

La recentissima sentenza delle sezioni semplici della Corte di Cassazione restringe il novero delle condotte necessarie per la integrazione del delitto di abuso di ufficio (323 c.p.) così come previsto dalla nuova riforma.


Invero, in tema di abuso di ufficio conseguente alla modifica intervenuta con l’art. 23 del d.L. 16 luglio 2020 nr. 76 convertito dalla legge 11 settembre 2020, n. 120. che ha sostituito le parole «di norme di legge o di regolamento» con quelle «di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità».


Tale riforma ha ristretto l’ambito di operatività dell’art. 323 c.p. (abuso di ufficio), determinando una parziale abolitio criminis in relazione a quelle condotte commesse prima dell’entrata in vigore della riforma, laddove il soggetto abbia agito per commettere il reato attraverso la violazione di norme regolamentari o di norme di legge generali ed astratte, dalle quali peraltro non siano ricavabili regole di condotta specifiche ed espresse o che comunque lascino residuare margini di discrezionalità.
La Corte precisa che la ratio del reato di abuso di ufficio, è ravvisata nell’obbiettivo di tutelare i valori fondati dell’azione della P.a. di cui all’art. 97 Cost, nello specifico buon andamento ed imparzialità.


Orbene i nuovi elementi della fattispecie in oggetto sono costituiti – come già ravvisato – in specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ed è per questo motivo che la condotta dell’agente, per essere idonea alla integrazione della fattispecie di reato, sia a differenza di quanto stabilito nella formulazione previgente, connotata nel concreto svolgimento delle funzioni o del servizio e dalla violazione di regole cogenti per l’azione amministrativa.


La nuova formulazione ha dunque un ambito applicativo ben più stringente rispetto a quello definito ante modifica – “di norme di legge o di regolamento” -, di talché viene sottratto al giudice penale la valutazione in merito all’inosservanza dei principi generali o dei regolamenti, e sia pure il sindacato del mero “cattivo uso” della discrezionalità amministrativa.

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