Cass. Pen, Sez. VI, 30 marzo 2022, n. 11820

Quesito: Per la configurazione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale di cui all’art. 341bis c.p. è necessario che le persone, presenti nel luogo in cui si realizza la condotta oltraggiosa dell’onore e del prestigio del pubblico ufficiale, siano “civili”, ossia estranee alla pubblica amministrazione, o possono anche essere colleghe del pubblico ufficiale oltraggiato?

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Riferimenti normativi: art. 341bis c.p.

Soluzione
Ai fini della configurazione del reato di cui all’art. 341bis c.p., per come reintrodotto con la l. n. 94/2009, è necessario che la condotta oltraggiosa venga posto in essere in un luogo pubblico o aperto al pubblico ed in presenza di più persone che siano estranee alla funzione esercitata dal pubblico ufficiale oltraggiato. Può, quindi, trattarsi di “civili, ossia di persone che non appartengono ad alcuna pubblica amministrazione, ovvero di pubblici ufficiali che, tuttavia, sono presenti in loco per ragioni estranee all’atto di ufficio che occasiona la condotta oltraggiosa.

SVILUPPO ARGOMENTATIVO DELLA DECISIONE
1) Il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale di cui all’art. 341bis c.p. è un reato posto a presidio tanto dell’onore quanto del prestigio del pubblico ufficiale, in quanto esponente della pubblica amministrazione. E’, quindi, necessario, per giustificare un trattamento differenziato del p.u. rispetto a qualsiasi altro cittadino, che l’offesa attinga la reputazione dell’intera pubblica amministrazione per il tramite del discredito gettato sul proprio funzionario. In sostanza, come ribadito anche recentemente da C. Cost. n. 284/2019, il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale è oggi un reato necessariamente plurioffensivo, a misura che la condotta oltraggiosa debba offendere sia l’apprezzamento personale del p.u. che il prestigio della pubblica amministrazione nella quale egli è incardinato.


2) In questo senso, d’altro canto, depone la novella legislativa del 2009, la quale ha imposto, a differenza della previgente formulazione del reato di oltraggio al pubblico ufficiale, che la condotta oltraggiosa vulneri sia l’onore che il prestigio del p.u. (e non più, alternativamente, l’uno o l’altro), che essa venga realizza in luogo pubblico o aperto al pubblico (laddove originariamente la presenza di una o più persone costituiva soltanto una circostanza aggravante del reato) e che vi sia un nesso funzionale tra l’oltraggio ed il compimento di un atto da parte del soggetto passivo. Né, d’altra parte, deve essere trascurato che la nuova formulazione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale prevede che l’offesa sia realizzata mentre il p.u. compie un atto d’ufficio, mentre nella formulazione previgente all’abrogazione si prevedeva che la condotta oltraggiosa si consumasse semplicemente a causa delle funzioni del p.u. o nell’esercizio di queste ultime. Dunque, una lettura complessiva di questi elementi tradisce il convincimento che il legislatore del 2009 abbia aggiunto alla tutela personale del p.u. oltraggiato quella della reputazione del soggetto pubblico che egli rappresenta.


3) Pertanto, non solo è insufficiente che la condotta oltraggiosa si esaurisca nel rapporto “privato” tra l’oltraggiante e l’oltraggiato, ma del pari lo è che la condotta oltraggiosa venga realizzata in presenza di soli colleghi del soggetto passivo, cioè di pubblici ufficiali che siano in quel contesto spaziale e temporale per esercitare la medesima funzione del soggetto passivo. In questo ultimo caso, infatti, non viene in alcun modo esposto a pericolo il prestigio della pubblica amministrazione. Tanto più che il p.u. oltraggiato non subisce, nello scenario appena prospettato, quella medesima pressione psicologica nell’esercizio delle proprie funzioni di cui verrebbe, invece, gravato laddove la condotta oltraggiosa fosse realizzata al cospetto di estranei.


4) Attesa l’individuazione dei beni giuridici tutelato dalla fattispecie ed evidenziata la necessità che il p.u. debba essere attinto dalla condotta oltraggiosa nel compimento di un qualsiasi atto che inerisca alla funzione che egli concretamente esercita in quel momento, è possibile delineare con maggiore precisione la categoria dei soggetti estranei alla cui presenza deve perfezionarsi il reato. Si tratta di tutti quei soggetti che, per diverse ragioni, sono estranei alla funzione espressa dal p.u. oltraggiato: quindi, si può trattare di semplici “civili”, non appartenenti ad alcuna pubblica amministrazione, ovvero di pubblici ufficiali che non partecipino della medesima funzione esercitata dal p.u. offeso. Solo in questo caso, infatti, è possibile ritenere che venga potenzialmente minato anche il prestigio della pubblica amministrazione alla quale è riconducibile il compimento dell’atto ostacolato dalla condotta offensiva.

SENTENZE SEGNALATE:

Sez. Un., 30 marzo 2022, n. 11586

Sez.Un sull’overturning della sentenza di assoluzione di primo grado in sentenza di condanna in appello a fronte dell’impossibilità di rinnovare la prova dichiarativa su cui è stata fondata la pronuncia assolutoria. Le Sezioni Unite, in apparente discontinuità con le Sez. Un. Dasgupta ed alla luce dell’ art. 603 co. 3 bis c.p.p. letto in combinato disposto con l’art. 111 co. 5 Cost., affermano l’ammissibilità della riforma dell’assoluzione in condanna. Tuttavia, la sentenza di condanna in appello deve fondarsi su una motivazione rafforzata, ossia su elementi ulteriori e corroboranti, tali da compensare il sacrificio del contraddittorio per la mancata rinnovazione della prova dichiarativa.

Cass. pen, sez. III, 30 marzo 2022, n. 11611

Sulla esclusione del reato di favoreggiamento alla prostituzione in capo al soggetto che si limiti a locare l’immobile in cui ha luogo il meretricio.

Cass. civ., sez. III, 30 marzo 2022, n. 10190

Sul dies a quo del termine di prescrizione per i danni lungolatenti per contagio da emotrasfusione con sangue infetto.

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