Cass. pen. sez. IV nr. 9195/2010

L’art. 62 bis c.p. sostituito dall’art. 1 della L. 5 dicembre 2005 nr. 251, statuisce che il Giudicante nella valutazione per la corretta commisurazione della pena può prendere in considerazione anche circostanze non incluse nell’art. 62 c.p. (circostanze attenuanti comuni) qualora le ritenga idonee a giustificare una diminuzione del trattamento sanzionatorio da comminare al reo.

La disposizione all’ultimo comma però precisa che l’assenza di precedenti condanne non può essere posta a fondamento della concessione del beneficio de quo.

Esempio: se un soggetto incensurato commette una truffa ai danni di un’anziana signora che vive da sola, il fatto che questi sia avulso da precedenti condanne o processi non è condizione necessaria per l’applicazione da parte del Giudice delle attenuanti generiche. Ben potendo dunque le particolari condizioni modali della condotta del reo escluderlo dalla siffatta concessione.

La pronuncia delle sezioni semplici della Cassazione, espone in merito alla applicabilità delle attenuanti generiche al reo che ha commesso reati concernenti il D.P.R. 309/90 (c.d. droga), vale a dire reati inerenti a sostanze stupefacenti.

Preliminarmente va precisato che le circostanze attenuanti generiche di cui all’art. 62 bis c.p. non possono essere intese come oggetto di una benevola e discrezionale concessione del Giudice, ma come il riconoscimento di situazioni particolari non comprese tra gli indici da valutare ai sensi dell’art. 133 c.p.p., ovvero che presentino connotazioni tanto rilevanti e speciali da esigere una più incisiva e particolare considerazione.

La S.C. statuisce che ai fini del riconoscimento o meno delle attenuanti generiche all’imputato di reati concernenti sostanze stupefacenti, il giudice può tenere conto anche della mancanza di qualsiasi forma di collaborazione con gli inquirenti.

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