Cass. pen., sez. I, 8 aprile 2022, n. 13643.

1.      LA MASSIMA

Il militare che, venendo meno al suo obbligo legale di preventiva comunicazione all’amministrazione di appartenenza della sua diversa attività lavorativa – rispetto alla quale deve essere autorizzato-, tragga in inganno l’amministrazione e la danneggia con proprio correlativo ingiusto vantaggio risponde del reato di truffa militare di cui all’art. 234 co. 1 e co. 2 n. 1 del cod. pen. milit. pace. Se il militare riveste un certo grado ovvero occupa un comando, si applica l’aggravante di cui all’art. 47 n. 2. Tuttavia, il danno subito dall’amministrazione deve essere diretto ed effettivo e non può consistere nel mero impedimento dell’azione recuperatoria, di cui all’art. 53 co. 7 D. Lgs. 165/2001, delle retribuzioni incamerata dal militare per il servizio extraprofessionale.

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2.      RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 234 co. 1; art. 234 co. 2 n. 1 cod. pen. mil. pac.

Art. 47 n. 2 cod. pen. mil. pac

3.      SVILUPPPO ARGOMENTATIVO DELLA DECISIONE

La pronuncia in commento desta interesse per il fatto che la truffa militare, pur contenuta nella legislazione speciale, presenta taluni elementi di identità o contiguità con la fattispecie della truffa prevista dal codice penale.

1) La fattispecie della truffa militare di cui all’art. 234 co. 2 n. 1 cod. pen. mil. si regge, anzitutto, su una condotta decettiva del militare, consistente in artifizi o raggiri, a danno dell’amministrazione di appartenenza. Trattasi, quindi, di un reato soggettivamente qualificato dal lato attivo (c.d. reato proprio) e dal lato passivo. In ciò diverge dalla truffa ex art. 640 c.p., che è invece un reato comune.

2) Quanto alla conformazione della condotta truffaldina, v’è all’opposto una piena identità tra gli orientamenti sviluppatisi intorno all’art. 640 c.p. e quelli che concernono il reato di truffa militare, segnatamente con riguardo alla rilevanza del silenzio. È noto che il silenzio, in virtù della sua neutralità, non integra un artifizio o un raggiro, salvo che esso non si accompagni da circostanze ulteriori che denotino il comportamento del soggetto attivo come decettivo; allo stesso modo, la mera reticenza può costituire un raggiro quando l’omissione informativa contravvenga ad un obbligo di clare loqui e sia volontariamente rivolta a trarre in inganno il soggetto passivo. Nel caso specifico, il militare è gravato dall’obbligo legale di comunicare preventivamente all’amministrazione di appartenenza l’intrapresa di attività lavorative extraprofessionale, al fine di ottenere un’autorizzazione. Ciò, infatti, si riannoda all’obbligo costituzionale di fedeltà di cui all’art. 54 Cost. del dipendente pubblico.

3) Tuttavia, ciò che induce la S.C. a riformare la condanna del militare prevenuto attiene all’accertamento del danno subito dall’amministrazione in correlazione con l’ingiusto profitto ritratto dal militare. Il danno, infatti, pur potendo consistere anche in omissioni acquisitive dell’amministrazione, deve essere diretto ed effettivo, nonché condurre ad una definitiva perdita del bene. Pertanto, tale danno non può consistere nella vulnerazione del rapporto di fiducia tra la P.A. ed il militare suo dipendente, né nella sola omissione, imputabile all’amministrazione, del recupero delle somme elargite al militare a causa dell’attività extraprofessionale illegittimamente svolta. A mente dell’art. 53 co. 7 D.Lgs. 165/2001 le retribuzioni indebite percepite dal dipendente pubblico non autorizzato devono essere versate, a cura del datore di lavoro del servizio extraprofessionale, nelle casse dell’ente pubblico, ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti. Nondimeno, il termine quinquennale di prescrizione di quest’azione recuperatoria decorre dal giorno in è cessato l’occultamento doloso dell’esistenza dei suoi presupposti, nel novero del quale rientra anche la reticenza dolosa del pubblico dipendente gravato da un obbligo di comunicazione. Dunque, il danno dell’amministrazione è, in tal caso, meramente indiretto ed eventuale e viene a dipendere, in definitiva, esclusivamente da un’omessa attivazione ascrivibile all’amministrazione.

SENTENZE SEGNALATE

Cass. pen., sez. I, 8 aprile 2022, n. 13668

Sull’incidenza del fattore tempo sul vincolo della continuazione.

Cass. pen., sez. I, 8 aprile 2022, n. 13674

Sull’applicabilità di altre misure alternative comuni alla detenzione in caso di fallimento dell’affidamento terapeutico contro la tossicodipendenza.

Sez. Un., Cass. civ., 8 aprile 2022, n. 11550

Sulla notifica degli atti amministrativi – nel caso specifico, verbale di accertamento di infrazione del codice della strada- a persona residente in altro Stato membro dell’UE.

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