Cass. civ. SS.UU. 31 marzo 2021 nr. 9006

COPPIE OMOSESSUALI, TRASCRIVIBILE L’ATTO DI NASCITA DEL FIGLIO ADOTTIVO

Il Supremo Consesso nella sua massima composizione ha enunciato il principio di diritto secondo cui “non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia homo affettiva maschile, che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale, ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione”.

La possibilità per l’emissione di una simile pronuncia è stata fornita grazie all’esame di un provvedimento giurisdizionale emesso dalla Surrogate Court dello Stato di New York, il quale attribuiva ad una coppia omosessuale lo status di genitori adottivi di un minore. 

Preliminarmente non può prescindersi dalla disamina che la Corte effettua in merito alla attinenza del concetto di ordine pubblico internazionale. 

La nozione intende riferirsi al complesso armonico dei valori condivisi sia dalla comunità internazionale, che dal diritto dell’Unione Europea, unitamente all’impianto valoriale proveniente dalla Costituzione e da ultimo dalle leggi che ad essa si ispirano nonché alle pronunce della Corte di Giustizia e della Corte Europea dei diritti umani.

In materia di filiazione, per brevità, si riportano di seguito e sinteticamente una serie di principi che forniscono l’identità del concetto di ordine pubblico ora in esame:

  1. l’autodeterminazione e le scelte relazionali del minore e degli aspiranti genitori;
  2. il principio di non discriminazione;

inteso nel senso di non determinare ingiustificate disparità di trattamento nello status filiale dei minori in relazione in primo luogo al diritto all’identità ed al diritto di crescere nel nucleo familiare, al fine di meglio garantire un adeguato sviluppo psico-fisico e relazionale, e sia a non limitare la genitorialità solamente in base all’orientamento sessuale della coppia richiedente.

  • principio solidaristico; 

che è posto al fondamento del concetto di genitorialità sociale. Sul punto sia la legge che il diritto vivente hanno contribuito alla creazione di una pluralità di modelli di genitorialità adottiva, unificati dall’obiettivo di conservare la continuità affettiva e relazionale ove già stabilizzatasi nella relazione familiare.

L’ordine pubblico se prevaricato – dice la Corte – ha come risultato di limitare la conformità degli effetti che il provvedimento è destinato a produrre nel nostro ordinamento, non già il contenuto, né la conformità della legge estera o quella interna regolativa dei medesimi istituti.

Orbene sulla base del concetto appena richiamato, il supremo Consesso con la recentissima pronuncia in esame ricorda – come già in precedenza affermato da altra pronuncia (Cass. nr. 14007/2018) – che l’orientamento sessuale degli adottanti è del tutto indifferente in materia di filiazione adottiva considerando la mancanza di riscontri scientifici sulla inidoneità genitoriale di una coppia formata da persone dello stesso sesso.

Attraverso un altro richiamo giurisprudenziale, nello specifico alla sentenza nr. 12193 del 2019, la Corte chiarisce che il principio della eterosessualità della coppia, in materia di filiazione, non assurge a principio fondamentale dell’ordinamento. 

Da ciò ne consegue che la condizione soggettiva della eterosessualità persiste all’interno del nostro ordinamento in relazione all’accesso solo ad alcuni istituti, come ad esempio quello matrimoniale.

Siffatta condizione di eterosessualità non costituisce allo stato attuale principio di ordine pubblico internazionale, ciò anche in relazione ad una visuale maggiormente inclusiva dei modelli relazionali e familiari, i quali rivendicano riconoscimento e tutela, attraverso una interpretazione allargata dell’art. 2 Cost. e dell’art. 8 CEDU.

Il principio di diritto riportato in epigrafe però pone una condizione che è “ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione”. 

Invero, questa tipologia di reazione pone in essere il problema che l’ordinamento italiano, seppur aperto ad una posizione di maggior dilazione dei diritti fondamentali dell’uomo in ambito di omogenitorialità, non è ancora del tutto pronto a includere la maternità surrogata, la quale pone diversi e non pochi problemi in ambito di mercificazione del corpo della donna.

Ancora la Corte evidenzia che se da un lato l’omosessualità non può constare un limite per la delibazione di un provvedimento di adozione all’estero, a riprova della omogeneità del sistema come delineato, il Giudice delle leggi ha ritenuto comunque di escludere che la limitazione alle coppie eterosessuali dell’accesso alla p.m.a possa essere espressione di un valore fondante l’ordinamento, condiviso ed irrinunciabile, risultando invece il frutto di una scelta di politica legislativa contingente, contestualizzata e dunque modificabile, in quanto ancorata ad un quadro di riferimento storico e ad opzioni culturali ( e conseguentemente giuridiche) legittime ma non universalmente condivise.

Dunque dovendosi dare preminenza all’interesse del minore, ed altresì essendo ampliato il concetto e l’ambito applicativo della adozione, la Corte ritiene che non vi sono motivi ostativi che inducano a ritenere come escludente la circostanza della omosessualità di una coppia in relazione alla delibazione di un provvedimento di adozione avvenuto all’estero, coppia che peraltro è unita dal vincolo matrimoniale, il quale viene considerato come massimo grado di tutela giuridica per il minore.

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