Cass. civ., sez. III, 11 aprile 2022, n. 11689.

1.      LA MASSIMA

Il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale deve essere risarcito sulla base di un sistema tabellare, come quello romano, basato sul sistema a punti che preveda, oltre all’adozione del criterio a punti, l’estrazione del valore medio del punto dai precedenti e la modularità nonché l’elencazione delle circostanze di fatto rilevanti. In questa species di danno non patrimoniale, è necessario che il giudice tenga in considerazione l’età della vittima e quella del superstite, il grado di parentela e l’eventuale convivenza, indicando i relativi punteggi, nell’attribuzione dei quali è imprescindibile aver riguarda alle peculiarità ed all’eventuale eccezionalità del caso concreto. In ogni caso, al giudice è imposta una motivazione analitica, onde rifuggire dal rischio di un inammissibile danno in re ipsa.

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2.      RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 2059 c.c.

3.    SVILUPPO ARGOMENTATIVO DELLA DECISIONE

  1. Prosegue l’actio finium regundorum della S.C. in materia di danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale. Il parente danneggiato, che si duole dei danni psico-fisici, oltre che di quelli dinamico-relazionali, per la perdita della propria relazione affettiva costringe il giudice a confrontarsi con la difficoltà della monetarizzazione dei sentimenti e, quindi, a stabilire in via equitativa la c.d. pecunia doloris.
  2. Come chiarito di recente dalla S.C., ove non venga dedotto e provato altro tipo di danno non patrimoniale e l’attore si limiti a prospettare un danno da perdita del rapporto parentale, si deve intendere ch’egli faccia riferimento alla componente principale di questo danno che è quella della sofferenza interiore (c.d. danno morale). A dispetto di quanto accade per il danno da lesioni permanenti ma non mortali subite dal proprio parente, in cui predomina lo stravolgimento delle abitudini di vita del danneggiato, nel danno da perdita del rapporto parentale si deve quantificare la sofferenza del danneggiato costretto a vivere una vita monca del proprio rapporto affettivo, che è stato reciso dal fatto illecito del danneggiante. Beninteso, ciò non esclude che il danno da perdita del rapporto parentale possa articolarsi anche su uno stravolgimento delle abitudini di vita.
  3. Sennonchè, la determinazione della pecunia doloris non può fondarsi su astratte generalizzazioni, al fine di evitare il ristoro di un danno in re ipsa, cioè di ristorare un danno in realtà non esistente, fondato sul formale rapporto parentale tra vittima e superstite. Proprio questa necessità di personalizzazione del danno e di valorizzazione delle circostanze di fatto del caso concreto hanno spinto la S.C. a bocciare le tabelle milanesi, fondate sul sistema a punto variabile, cioè sulla previsione di un tetto minimo e di un tetto massimo entro cui il giudice può discrezionalmente muoversi, senza che vengano indicati i parametri per esercitare una simile discrezionalità. Al contrario, le uniche tabelle vigenti che, allo stato, soddisfano i criteri enunciati dal giudice di legittimità sono quelle romane. Il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale deve essere risarcito sulla base di un sistema tabellare, come quello romano appunto, basato sul sistema a punti che preveda, oltre all’adozione del criterio a punti, l’estrazione del valore medio del punto dai precedenti e la modularità nonché l’elencazione delle circostanze di fatto rilevanti. In questa species di danno non patrimoniale, è necessario che il giudice tenga in considerazione l’età della vittima e quella del superstite, il grado di parentela e l’eventuale convivenza, indicando i relativi punteggi, nell’attribuzione dei quali è imprescindibile aver riguarda alle peculiarità ed all’eventuale eccezionalità del caso concreto. Inoltre, il giudicante è tenuto ad una motivazione analitica, e non già apodittica, che sia logicamente congrua al caso concreto.
  4. È di interesse rilevare che, dopo la riunione dell’Osservatorio sulla giustizia civile del 5 aprile scorso, è in corso il varo di una nuova tabella milanese per il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale. Questa tabella, della quale si auspica l’approvazione entro maggio, dovrebbe reggersi su cinque criteri, in parte fissi ed in parte modulabili, che ricalcano in buona sostanza quelli enunciati dalla S.C. in questa sentenza. Invero, quello che rappresenta una reale novità, neppure contemplato dalla tabella romana, è il criterio della qualità e della consistenza della relazione affettiva. Il nuovo sistema tabellare meneghino dovrebbe essere imperniato sulla sommatoria dei punti fissi determinati dal giudice per ogni criterio, la quale andrebbe infine moltiplicata per un coefficiente di valore punto. Ad una prima analisi del progetto tabellare meneghino sono stati evidenziati due profili critici: a) la tabella contempla distintamente il danno dinamico-relazione da quello morale soggettivo. Se da un lato ciò è conforme agli orientamenti della S.C., dall’altro rischia di favorire duplicazioni risarcitorie; b) a differenza della tabella romana, che per la definizione di convivenza rinvia alla legge Cirinnà, la tabella di Milano non ha per ora meglio precisato quale significato debba attribuirsi alla “convivenza” tra vittima e superstite.

SENTENZE SEGNALATE

Cass. civ., sez. II, 11 aprile 2022, n. 11600

Si rimette alla CGUE la seguente questione: “se gli artt. 49 e 54 del TFUE ostino a che uno Stato membro, in cui è stata originariamente costituita una società (s.r.l.), applichi alla stessa le disposizioni di diritto nazionale relative al funzionamento ed alla gestione della società qualora la società, trasferita la sua sede e ricostruitasi secondo il diritto dello Stato membro di destinazione, mantenga il centro della sua attività nello Stato membro di partenza e l’atto di gestione in questione incida in modo determinante sull’attività della società”.

C.d.S., sez. VI, 11 aprile 2022, n. 2655

Sull’accesso difensivo ad atti propedeutici ad un servizio giornalistico per asserita lesione dell’onore dell’istante, in virtù della falsità delle informazioni contenute nei documenti. In particolare, la pronuncia fa applicazione dei principi dell’Adunanza Plenaria n. 4 del 2021, la quale ha sancito che i presupposti legittimanti un accesso difensivo sono: 1) la sussistenza di un nesso di strumentalità necessaria tra l’accesso e la cura o difesa dell’interesse dell’istante; 2) la sussistenza di un interesse legittimante in capo all’istante, dotato dei caratteri dell’attualità, dell’immediatezza e della concretezza.

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