Assegno divorzio in caso di nuova convivenza

la sentenza delle SS.UU. nr. 32198/2021

La disciplina normativa

La disciplina normativa dell’assegno di divorzio viene contenuta nell’art. 5 comma 6 della L. 898/1970, anche Legge sul divorzio. La disposizione di cui alla norma citata è piuttosto sintetica, tanto da necessitare della integrazione delle interpretazioni giurisprudenziali che la Corte di Cassazione ha dato nel corso del tempo, sia in merito ai presupposti per il riconoscimento dell’assegno sia in base ai criteri per la sua quantificazione.

Le funzioni assolte dall’assegno di divorzio secondo la giurisprudenza nel tempo

Come detto, il ruolo della giurisprudenza sul punto è stato preponderante, tale che la stessa ha individuato precipuamente le funzioni che assolve l’assegno di divorzio. Si parte dall’orientamento che a partire dagli anni 90 aveva individuato nell’assegno di divorzio un mezzo per assicurare al coniuge economicamente più debole il mantenimento dello stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, c.d. criterio del tenore di vita.

Nel 2017, tuttavia questo orientamento è stato rovesciato, ponendo in essere l’assunto secondo il quale l’unica funzione riconosciuta dalla sentenza all’assegno divorzile, fosse quella assistenziale, vale a dire l’assegno veniva emesso e riconosciuto giudizialmente al solo fine di assicurare un sostegno alla persona che si trova nell’impossibilità di procurarsi sufficienti mezzi per vivere.  

Ancora, nel luglio 2018 le SS.UU. avevano riproposto un nuovo criterio per l’assegno di divorzio, assoggettando lo stesso ad una funzione non solo assistenziale ma anche perequativa e compensativa, a tutela dei principi disposti dagli artt. 2 e 29 della Costituzione, dai quali discende il principio di solidarietà post-coniugale. Orbene, secondo questa tesi al momento del divorzio si poneva la necessità compensativa e riequilibrativa rispetto alle posizioni dei coniugi, che tenessero conto dell’apporto dato da ciascuno di loro durante lo svolgimento della vita matrimoniale.

La sentenza delle Sezioni Unite nr. 32198 del 2021

La sentenza delle SS.UU. nr. 32198 del 5 novembre 2021, si è espressa in merito alla risoluzione di un contrasto che da molto tempo si proponeva in giurisprudenza: la sorte dell’assegno divorzile in favore del coniuge economicamente più debole, allorquando questi abbia instaurato una stabile convivenza con un nuovo compagno. In primo luogo la Sentenza ha affermato che, allo stato, la instaurazione di una nuova convivenza non comporta la perdita in toto ed in automatico del diritto all’assegno. Tuttavia la circostanza che uno degli ex coniugi, o meglio quello economicamente più debole decida di intraprendere un nuovo percorso di vita insieme ad un’altra persona non è irrilevante ai fini dell’assegno divorzile. Le Sezioni Unite affermano quest’ultimo, “in virtù proprio del nuovo progetto di vita e del principio di autoresponsabilità, non può continuare a pretendere la corresponsione della componente assistenziale dell’assegno”.

I parametri per il mantenimento dell’assegno di divorzio

Premettendo che la nuova convivenza non pregiudica, come detto, in maniera integrale la perdita dell’assegno, ma incide solo sulla quantificazione. Invero il coniuge economicamente più debole può conservare il diritto ma esclusivamente in funzione compensativa e non assistenziale. Le condizioni per conservare il diritto alla compensazione in virtù dell’assegno di divorzio sono innanzi tutto la durata del matrimonio purché l’ex coniuge provi la propria collaborazione alla realizzazione del patrimonio familiare ovvero del patrimonio personale dell’ex coniuge; ancora, questi è tenuto a provare “le eventuali rinunce concordate ad occasioni lavorative e di crescita professionale in costanza di matrimonio”. La Corte, dunque, definisce queste ultime come modalità più idonee per la liquidazione dell’assegno limitando alla sola componente compensativa l’erogazione dello stesso e per un periodo limitato di tempo. Altresì dirime la controversia creatasi con il tempo sulla capitalizzazione dell’assegno divorzile, che allo stato della normativa attuale l’assegno temporaneo è ammissibile solo previo accordo delle parti e non attraverso un provvedimento del Giudice; infine, valorizza l’importanza dell’attività propositiva e collaborativa del Giudice, degli Avvocati e dei Mediatori in tema di conflitti familiari per raggiungere la soluzione più rispondente agli interessi delle parti in causa.

L’orientamento della giurisprudenza precedente

Le SS.UU., con la sentenza di novembre 2021 prendono le distanze, mutando pensiero, da un orientamento che sembrava ormai consolidato, quantomeno in presenza di una convivenza more uxorio equiparabile al matrimonio, nella quale fosse evidente un progetto di vita comune. Invero, l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, era idonea a rescindere qualsivoglia legame con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale Un esempio è la Cassazione a sezione semplici nr. 5974 del 2019 definisce che la costituzione di una nuova famiglia di fatto da parte dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile, determina in automatico la perdita definitiva dell’assegno. Un automatismo dove non occorreva la prova della modificazione in meglio della condizione economica del coniuge nei confronti del quale era versato l’assegno divorzile. La Cassazione con la pronuncia del 2019 ribadisce, appunto, un indirizzo che ormai più che consolidato in tema di assegno di divorzio e mantenimento. Per la Corte non bisognava effettuare comparazioni del risultato economico della convivenza con il reddito dell’obbligato al versamento, in quanto la convivenza more uxorio, quindi stabile, era idonea a far cessare automaticamente il diritto all’assegno divorzile. 

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