Abolizione del decreto Severino

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REFERENDUM GIUSTIZIA 2022

Dalla sua introduzione nell’ordinamento giuridico italiano, la legge Severino ha regolamentato alcune aree della politica italiana e della Pubblica Amministrazione.

COME NASCE LA LEGGE SEVERINO?

La Legge Severino è stata attuata dopo le stime che l‘Unione Europea e l’OSCE avevano stipulato sulla corruzione in Italia, un fenomeno che danneggiava il Paese per circa  per 60 miliardi di euro l’anno.

COSA PREVEDE LA L. SEVERINO?

Il decreto legislativo firmato dall’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino, da cui prende il nome, prevede l’incandidabilitàineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna.

Ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. Per coloro che sono in carica in un ente territoriale basta anche una condanna in primo grado non definitiva per l’attuazione della sospensione, che può durare per un periodo massimo di 18 mesi.

Dunque i temi centrali su cui si staglia il Decreto legislativo ora messo al vaglio del referendum sono: anticorruzione, concussione, ineleggibilità, sospensione, decadenza e incandidabilità.

Nel dettaglio:

Anticorruzione: l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attua le sue competenze per la prevenzione alla corruzione in Italia.

Concussione: chi viene condannato per questo reato sarà non idoneo per eventuali cariche nella Pubblica Amministrazione nonché per cariche politiche.

Ineleggibilità: ineleggibili e non candidabili coloro che sono stati condannati a più di due anni di reclusione per i reati punibili almeno fino a quattro anni.

Sospensione:  ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. Per coloro che sono in carica basta anche una condanna non definitiva per l’attuazione della sospensione che può durare per un massimo di 18 mesi.

Incandidabilità: regola l’incandidabilità per le cariche nel Parlamento italiano, nel Parlamento Europeo e negli enti locali per tutti coloro che hanno condanne legate alla corruzione.

Dunque, abrogare la legge Severino vuol dire eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati. E soprattutto l’articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

LA RATIO DEL REFERENDUM

Secondo i promotori del Referendum, nella maggior parte dei casi  in cui la legge è stata applicata contro sindaci e amministratori locali, il pubblico ufficiale è stato sospeso, costretto alle dimissioni, o comunque danneggiato, e poi è stato assolto perché risultato innocente. La legge Severino ha esposto, quindi, amministratori della cosa pubblica a indebite intrusioni nella vita privata. La decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il referendum elimina l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.

IL QUESITO REFERENDARIO

Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?

IN CASO DI VITTORIA DEL SI

In caso di vittoria del SI viene abolito  l’automatismo della sospensione dalle cariche pubbliche in caso di condanna. Infatti si restituisce ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di pronuncia condannatoria, sia necessario applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici.

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